Guardo ciò che i miei occhi
non possono osservare
ma ... la mente non inganna/
Il tuo respiro, contrapposto al silenzio
e le mie parole, inquinate dal pensiero.
Sentieri inesplorati di emozione
fuori dalla mia interiorità
le stagioni si susseguono fulminee.
In lontananza riecheggia nel ricordo
un carro rappreso nel fuoco.
Un calesse precipitato da una stella
nel suo riverbero accecante.
Mi conto i sassi in grandine di fuoco
dentro una clessidra che ne misura
la vita che me ne rimane.
La primavera è così lenta
nella propria annunciazione.
Spasmodica l'attesa ...tanto
che ho pazientato
lo schiudersi di un tuo divenire.
Mia immemore femmina colma di tristezza
dove potremmo immaginarci ora!
Gli occhi attoniti i nostri e
in un'altra storia da doverci narrare.
Dove andiamo, chi siamo!
Smarriti ciascuno nel proprio esserci
e interdetti in uno stallo emozionale.
Una scala invisibile, formata di mute parole
è la nostra intuizione scaltra.
Noi persuasi anche nel dolore.
Io ti narro
e stupisco degli occhi tuoi
presi in prestito dal cielo.
Tu ... il mio narrante che socchiudi
dolcemente le tue palpebre
rendendo tenue la luce che vi sgorga.
Tu, che nascondi i sipari del silenzio
e le mie virtù e le tue timidezze.
Un velenoso elisir è per chi
si abbevera del proprio narrante.
Un farnetico io sono
davanti a un focolare.
Ascolto il mio arbitrio nelle oscurità
e carri di fuoco precipitanti
in fiamme
che si dissolvono alla notte.
Gli stessi tuoi astri complici
che costellano i miei pensieri.
Mi pongo a udire ciò
che non potrò ascoltare
della tua voce.
Un sussurro d'ali repentino
una luce femminea che si disperde nell'oblio.
L'amore è il sapersi confrontare
in ciò
che nella vita ... ci divide.
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