Siria.
Mi ripresento incessante
nello sterminio del finito
mentre batte all’impazzata
il cuore mio imperfetto.
Gioco,
e spazio nell’indefinito volgermi
dentro un veloce
vorticare.
Gettandomi nell’abisso
risucchio il vuoto
e mordendo un sogno
mi abbevero
del mio piccolo mondo.
Ho costellati i miei capelli
di petali leggiadri
che sfoglio in un dialogo
verso il mio amato mare.
Sono colei che non si ferma
E nel mutamento
divengo altro
e in altra carne
mi tramuto.
La mia pelle brama
e del silenzio la pena
che si alza in volo.
Così dell’universo cinguettio
un baleno
come lo storno in terra si
sfama moribondo
del suo chicco di grano.

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